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Scripta manent: salviamo la scrittura!

“L’atto di scrivere è già un atto di pensiero.” 


Vediamo ed ascoltiamo le storie di docenti che raccontano di come l’impatto della tecnologia e l’uso di software di scrittura, abbiano rallentato l’apprendimento della parte prassico motoria inerente alla scrittura. In particolare, l’apprendimento del corsivo è diventato veramente difficoltoso per molti studenti, rendendo la parte esecutiva di compiti che richiedono la scrittura a mano molto difficile! 

Molti docenti utilizzano l’espediente delle domande a risposta multipla a crocette o testi da completare per rendere le correzioni ed il completamento più semplici. Queste osservazioni, naturalmente, non riguardano casi particolari come DSA e DVA, ma studenti che sono ed hanno le piene capacità esecutive e motorie. Molte evidenze scientifiche, riportano i benefici della scrittura in ambito psicofisico: difatti tradurre e decodificare le lettere e i numeri aiuta il cervello nella sua attività di elaboratore di dati e tiene allenata la mente. 



A partire da queste osservazioni, si apre uno spazio di riflessione che oggi attraversa sempre più spesso il mondo della scuola: che cosa sta accadendo alla scrittura?

Non è una domanda retorica, perché diversi contributi della ricerca contemporanea sembrano suggerire che il problema non riguardi soltanto la “forma” della scrittura, ma il suo ruolo nei processi cognitivi.


Le neuroscienze cognitive, ad esempio, hanno mostrato come la scrittura a mano non sia un semplice gesto esecutivo, ma un’attività complessa che coinvolge linguaggio, memoria e controllo motorio fine. Stanislas Dehaene sottolinea come leggere e scrivere siano processi profondamente incarnati, in cui il cervello costruisce e rafforza le rappresentazioni attraverso l’azione stessa dello scrivere.


In modo coerente, gli studi di Virginia Berninger, psicologa e professoressa emerita presso l'Università di Washington, evidenziano che la scrittura manuale attiva reti neurali differenti rispetto alla digitazione, coinvolgendo maggiormente la memoria di lavoro e la pianificazione del pensiero. Questo significa che non cambia solo lo strumento, ma il tipo di elaborazione cognitiva che viene messa in gioco, per usare le sue parole “è la mano che plasma il cervello”. Maria Montessori, infatti, aveva studiato e successivamente applicato nel suo metodo, i benefici della scrittura a mano e la scelta del corsivo con l’uso delle lettere smerigliate per lo sviluppo di alcune aree del cervello dedite proprio all’apprendimento ed alla parte prassico motoria, affermando: “ La mano è l’organo dell’intelligenza”. L’utilizzo della scrittura a mano è anche correlato allo sviluppo del tratto grafico-visivo, del disegno, potenziando gli spazi, la punteggiatura e la riflessione ortografica, in quanto l’uso della scrittura digitale potrebbe portare ad automatizzare correzioni grammaticali e sintattiche che passerebbero così in secondo piano. 


In questa stessa direzione si colloca anche una linea di ricerca ormai molto citata in ambito educativo, secondo cui prendere appunti a mano favorisce una comprensione più profonda rispetto all’uso del laptop. La spiegazione non risiede in una presunta “superiorità” della carta, ma nel fatto che la scrittura manuale costringe a selezionare, rielaborare e sintetizzare, mentre la digitazione tende più facilmente alla trascrizione.


In questa prospettiva, anche il corsivo assume un significato interessante: non soltanto come abilità grafica, ma come forma di pensiero che richiede continuità, coordinazione e tenuta attentiva. Una scrittura che rallenta il gesto, e proprio per questo struttura il pensiero.


E allora la domanda che emerge, quasi naturalmente, è una domanda educativa prima ancora che tecnologica: cosa perdiamo quando riduciamo progressivamente le occasioni di scrittura a mano?


Le linee di ricerca internazionali, dall’OECD all’UNESCO, non suggeriscono un ritorno nostalgico al passato, ma piuttosto la necessità di un equilibrio: competenze digitali e alfabetizzazione tradizionale come parti di uno stesso ecosistema formativo. Non si tratta di scegliere tra scrivere a mano o digitare, ma di riconoscere che ciascuna modalità attiva processi cognitivi differenti.


Nel Salotto Pedagogico, questa non è una risposta chiusa, ma una domanda aperta. Perché ogni trasformazione degli strumenti di scrittura è anche, inevitabilmente, una trasformazione dei modi in cui pensiamo, apprendiamo e costruiamo significato.


Vuoi mettere discutere queste idee, commenta o scrivici salottopedagogico.podcast@gmail.com


Kim Commisso e Anna Circosta

 
 
 

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