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Prendersi cura del lavoro di squadra

Aggiornamento: 27 mar

Oggi la scuola è chiamata a rispondere a differenti e molteplici sfide educative che richiedono al corpo docente la capacità di saperle gestire in maniera complessa e integrata.Saper lavorare in équipe non è una predisposizione naturale, bensì una competenza strategica che si acquisisce nel tempo, in modo graduale e che si rivela particolarmente utile per dare vita ad una cultura dello scambio, ad una visione condivisa dell’agire educativo e per implementare interventi educativi/didattici di qualità” (Karin Bagnato Abstract-Università degli studi di Messina


Il lavoro di squadra è una realtà complessa, in particolare quando si parla di campi professionali delicati, come la scuola, un macro ambiente che comprende tanti piccoli micro ambienti, come le classi. Quello che nel comparto scuola è definito “corpo docenti” è chiamato a collaborare per obiettivi comuni, il benessere scolastico degli alunni. In questi microambienti, possiamo troviamo dei micromondi che riguardano i progetti di vita degli alunni con difficoltà, parliamo quindi di tutti quei mondi che hanno bisogno di una collaborazione costante con psicologi,neuropsichiatri, specialisti del settore sanitario che seguono pedissequamente gli stessi. In quel delicato progetto di vita, si inserisce un lavoro di squadra che intreccia competenze didattiche, psicologiche e relazionali. In uno di questi incontri, mi è capitato di assistere a una situazione molto comune: professionisti competenti, con linguaggi diversi, che faticavano a costruire una visione condivisa dello stesso studente. Ognuno portava un pezzo di lettura, ma mancava un punto di sintesi.

Con il decreto ministeriale n.153 del 1 agosto 2023, il ministero dell’istruzione ha inserito per la prima volta in ambito scolastico, un documento fondamentale per la vita degli studenti con difficoltà, ovvero l’introduzione del PEI (piano educativo individualizzato) e non solo un vero e proprio percorso che ha visto nascere diversi gruppi di lavoro, che fortificano ed enfatizzano l’asse scuola-famiglia-specialisti. Stiamo parlando dei cosiddetti gruppi di lavoro operativi e gruppi di lavoro inclusivi. Come accennato precedentemente, la normativa prevede che i membri di tali gruppi si riuniscono per redigere quello che sarà il progetto scolastico individualizzato di ogni studente in condizione di disabilità certificata, ma cosa succede se i membri del gruppo di lavoro non collaborano?  Il rischio non è solo organizzativo, ma profondamente educativo: quando manca una visione condivisa, lo studente rischia di essere frammentato in tanti sguardi parziali, senza che nessuno riesca davvero a tenere insieme il suo percorso.

Pensavate di poter fare una denuncia? Non siamo qui per fare legislazione scolastica ma bensì per parlarvi dell’importanza di una collaborazione costante ed aggiornata nel tempo che possa rendere funzionale il progetto su misura. Quali possono essere gli elementi essenziali per rendere funzionale tale gruppo operativo? 

  1. Un progetto sostenibile: non creare degli obiettivi generali ma pragmatici, concreti e misurabili nel tempo. 

  2. Didattica funzionale: inserire strumenti già utilizzati degli studenti con difficoltà, condivisi con il docente curriculare e sostenibili in termini di autonomia. 

  3. Collaborazione continua e duratura: creare degli spazi di riflessione e condivisione con le figure di riferimento, dà la possibilità di monitorare ed aggiornare gli strumenti e le metodologie utilizzate. 

  4. Percorsi trasversali: il trattamento psicologico e neuropsichiatrico deve seguire in modo trasversale quello scolastico. 

Questi pilastri ci portano ad una riflessione importante, il lavoro sui progetti di vita scolastici di questi studenti è dinamico, ha bisogno di continue riflessioni e condivisione di sguardi, senza i quali non potrebbe coesistere tutto ciò di cui stiamo parlando. Tutto ciò può essere funzionale solo in un’ottica di insieme e non di suddivisione in comparti. In concreto, questo significa creare momenti strutturati di confronto reale: non solo riunioni formali, ma spazi in cui i docenti possano condividere osservazioni, dubbi e strategie operative. Anche una semplice pratica, come dedicare 10 minuti a fine consiglio di classe per allineare gli sguardi su uno studente, può fare la differenza. Ad esempio, può essere utile partire sempre da tre domande guida:

– cosa osserviamo concretamente dello studente?

– quali strategie stanno funzionando davvero?

– cosa possiamo modificare nel breve periodo?

Il lavoro di équipe non è dato dalla presenza di più figure, ma dalla qualità del dialogo che riescono a costruire.


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Kim Commisso e Anna Circosta

 
 
 

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